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Malattia di La Peyronie

Cos'e la malattia di la Peyronie?

La malattia di La Peyronie è una condizione acquisita caratterizzata dalla formazione di un nodulo cicatriziale sulla tunica albuginea del pene. Queste cicatrici possono essere facilmente palpate poiché formano delle nodosità che tendono ad essere soffici per pochi mesi nella fase iniziale della malattia salvo poi diventare dure col passare del tempo.

Le placche della malattia di La Peyronie causano perdita di elasticità della tunica albuginea del pene e di conseguenza riducono la capacità di estensione del pene quando eretto. Di conseguenza i pazienti spesso riferiscono accorciamento del pene stesso e la comparsa di deformità come la curvatura ed il restringimento dell’asta  che diventano visibili con l’erezione.
Allo stato flaccido (a pene non in erezione) le nodosità possono essere facilmente palpate ma la deformità non può essere apprezzata.

La malattia di La Peyronie è frequentemente associata a fattori di rischio cardiovascolare come diabete, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, obesità e fumo di sigaretta. E’ stato dimostrato che più del 60% dei pazienti con malattia di La Peyronie ha almeno un fattore di rischio cardiovascolare noto.

Abbastanza comune in questi pazienti è il peggioramento della qualità delle erezioni. Sebbene la disfunzione erettile possa essere causata dalla presenza della placca che ostacola la capacità del pene a trattenere il sangue per garantire l’erezione, anche i fattori di rischio cardiovascolari possono essere in parte responsabili perché danneggiano le arteriole responsabili dell’afflusso di sangue al pene.

Poiché la malattia di La Peyronie può essere associata a dolore penieno, accorciamento e deformità del pene e disfunzione erettile, la si può considerare una causa di disagio psicologico per il paziente e che si rispecchia sulla coppia.

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Quali sono le cause della malattia di La Peyronie?

Al momento, il meccanismo fisiopatologico che è alla base di questa malattia è ancora sconosciuto. Si suppone che la malattia di La Peyronie si manifesti in uomini geneticamente predisposti a seguito di traumi durante il rapporto sessuale. Si crede che I pazienti con malattia di La Peyronie presentino uno squilibrio dei fattori che regolano la guarigione delle ferite, producendo un eccesso di tessuto di proliferazione a livello locale a seguito di un trauma.

Tipicamente la malattia di La Peyronie presenta una fase iniziale acuta ed una fase cronica. La fase acuta è caratterizzata dalla formazione di una placca, che è soffice alla palpazione perché è un processo infiammatorio locale. Durante questa fase lo stiramento della placca che avviene con le erezioni fisiologiche evoca forte dolore.

Dimensioni della placca e tipo di deformità tendono a mutare nel tempo durante questa fase.
La fase cronica, invece, inizia quando il processo infiammatorio si stabilizza, circa 9 mesi dall’inizio della malattia. A questo stadio il dolore generalmente scompare e la deformità non cambia più nel tempo. 


Chi è predisposto a sviluppare la malattia di La Peyronie?

 
La malattia di La Peyronie è una condizione che colpisce circa il 10% degli uomini. Sebbene compaia tipicamente intorno alla quinta e sesta decade di vita, può manifestarsi a qualsiasi età. In genere nell’adolescenza tende ad essere più aggressiva in termini di dimensioni maggiori della placca e maggior grado di deformità.
Potenzialmente qualunque uomo potrebbe manifestare la malattia di La Peyronie, sebbene sia più probabile compaia intorno ai 50-60 anni in pazienti con fattori di rischio cardiovascolari.
Data la forte associazione tra malattia di La Peyronie e fattori di rischio cardiovascolari ogni paziente affetto dovrebbe essere sottoposto ad un controllo cardiologico, del profilo lipidico, del profilo glucidico ed ad un monitoraggio della pressione arteriosa.
 

Quali sono i sintomi della malattia di La Peyronie?

 
La fase iniziale o acuta della malattia è generalmente caratterizzata dalla formazione di un nodulo soffice a carico della tunica albuginea del pene. L’erezione a questo stadio tende ad essere dolorosa ed il paziente nota una deformità che può ancora modificarsi nel tempo.
Il processo infiammatorio progressivamente si stabilizza lasciando un nodulo non più soffice sulla tunica albuginea. A questo stadio le erezioni non sono dolorose ed il paziente generalmente lamenta accorciamento penieno e deformità che diventa evidente con l’erezione. Molti pazienti riportano anche un peggioramento della qualità delle erezioni. 

Come si fa diagnosi di malattia di La Peyronie?

La diagnosi della m. di Peyronie si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo. Spesso il paziente riferisce che il disturbo ha avuto inizio dopo un trauma del pene durante un rapporto sessuale. L’esame obiettivo del pene dimostrerà la presenza di un nodulo che piò essere elastico o indurito.

La deformità può essere valutata solo in erezione, quando la tunica albuginea del pene è stirata al massimo della sua capacità. Le autofotografie del pene in erezione possono essere un valido strumento per studiare il tipo e la natura della deformità, ma possono sottostimare la complessità tridimensionale della curvatura, in quando le foto sono biplanari per definizione. Inoltre anche un’erezione parziale potrebbe far apparire la deformità meno evidente.

In alternativa può essere eseguita in ambulatorio un’erezione artificiale previa somministrazione di farmaci vasoattivi. Questo permette al chirurgo di valutare con precisione l’estensione tridimensionale della curvatura ed impostare il migliore piano terapeutico.

Dato che i pazienti affetti da malattia di La Peyronie spesso hanno patologie cardiovascolari che potrebbero produrre un certo grado di ostruzione delle arteriole che apportano il sangue al pene per garantire l’erezione, sarebbe indicato eseguire un ecocolorDoppler penieno. Questa indagine sarà d’ausilio al chirurgo per decidere il trattamento più appropriato per ogni singolo paziente. 


Quali sono le opzioni di trattamento per la malattia di La Peyronie?

C’è davvero poca evidenza scientifica che il trattamento medico sia efficace durante la fase acuta di malattia. Tradizionalmente Vitamina E, Tamoxifen, Pentossifillina, Paramminobenzoato di potassio, Colchicina e Verapamil sono stati utilizzati nella fase acuta della malattia di La Peyronie senza alcun successo.
Ci potrebbe essere un razionale per quanto riguarda lo stretching penieno durante la fase acuta di malattia. In fatti il regolare stretching della tunica albuginea puo’ contrastare l’accorciamento prodotto dal processo cicatriziale. Questo stretching può essere ottenuto sia farmacologicamente aumentando il numero delle naturali erezioni mediante la somministrazione Sildenafil, Tadalafil o Vardenafil, che meccanicamente con l’ausilio di pompe vacuum o traction devices.

Il miglioramento spontaneo nella malattia di La Peyronie con una progressiva riduzione della grado di deformità si riscontra in meno del 10% dei pazienti.
Il trattamento dovrebbe essere offerto durante la fase cronica di stabilizzazione della deformità e quando la deformità, l’accorciamento e/o la qualità dell’erezione rende difficoltoso od impraticabile il rapport sessuale penetrativo.

 

Le iniezioni delle Collagenasi del Clostridium Histolyticum rappresentano l’unico trattamento non chirurgico efficace.
Le iniezioni di Collagenasi possono essere offerte solo a pazienti selezionati con una curvature dorsale o dorsolaterale in modo da “ammorbidire” chimicamente la placca e ripristinare un certo grado di lunghezza peniena perduta a causa del processo cicatriziale.
Le Collagenasi danno risultati migliori se associate con l’uso regolare di pompe vacuum o dispositivi di trazione peniena per garantire un ulteriore stiramento della placca ammorbidita dalla collagenasi del Clostridium Histolyticum.
Dopo ogni iniezione di collagenase la curvature dovrebbe essere rivalutata a distanza di almeno 6 settimane, una volta che il processo di guarigione a livello della placca è verosimilmente completato. Se persiste una curvature significativa il ciclo iniezione/trazione potrà essere ripetuto.
 

In genere i risultati migliori si ottengono dopo la terza iniezione e questo trattamento conduce ad una riduzione media della curvatura che si aggira intorno al 30-50%.
 
Dunque, in un paziente con un incurvamento dorsale di 60 gradi ci dovremmo aspettare una riduzione della curvatura di circa 20-30 gradi, portandolo ad avere una curvature residua di circa 30 gradi, che è compatibile con un rapporto sessuale penetrativo.


Comunque in pazienti con placche soffici ci si aspetta di osservare una più significativa riduzione.
In mani esperte l’iniezione di Collagenasi del Clostridium Histolyticum è una semplice e sicura procedura che può essere eseguita ambulatorialmente. 
 
La chirurgia rappresenta il principale trattamento per la malattia di La Peyronie ed il suo scopo è quello di garantire un raddrizzamento penieno e la rigidita’ necessaria  al fine di effettuare un rapporto sessuale penetrativo.

La scelta del migliore trattamento chirurgico, a parte la preferenza del paziente, deve prendere in considerazione la qualità dell’erezione, il grado di deformità e l’entità dell’accorciamento penieno.
 
In pazienti con buona funzione erettile, la curvature può essere corretta sia accorciando il lato convesso del pene (lato lungo) su cui non è presente la placca oppure allungando il lato concavo (lato corto) mediante incisione della placca ed applicazione di un innesto. Entrambe le procedure possono essere eseguite in regime di Day Surgery.
 
Si può ricorrere a diverse tecniche, come la corporoplastica di raddrizzamento secondo Nesbit o secondo Yachia o le plicature della tunica albuginea (TAP) per eseguire l’accorciamento del lato lungo e riallineare il pene.
 
Queste tecniche sono relativamente semplici e raramente si associano ad un peggioramento della qualità dell’erezione nel periodo postoperatorio. Il principale svantaggio e’ la perdita di lunghezza peniena stimata di circa 1 cm ogni 30 gradi di curvature corretta. Inoltre queste tecniche non permettono di intervenire sulle cosiddette deformità a clessidra. Di fatto queste procedure non sono indicate nei casi di severo accorciamento penieno, nelle curvature maggiori di 60 gradi o nelle deformità complesse con restringimento dell’asta. In tali casi si ricorre ad interventi tecnicamente più complessi che prevedono l’incisione della placca e la riparazione con innesto, il cui svantaggio principale è il rischio di disfunzione erettile postoperatoria in circa il 15% dei casi. I pazienti sottoposti ad incisione della placca ed innesto possono beneficiare dello stretching penieno postoperatorio che può essere eseguito farmacologicamente (potenziando le fisiologiche erezione) o meccanicamente (mediante applicazione di specifici dispositivi) al fine di prevenire la retrazione cicatriziale dell’innesto, ridurre il rischio di recidiva dell’incurvamento e minimizzare l’accorciamento penieno.

Pazienti con disfunzione erettile severa non responsiva al trattamento farmacologico o con una disfunzione erettile moderata associata a deformità complessa e/o accorciamento penieno severo possono essere candidabili per il posizionamento di una protesi peniena.

Nei pazienti con malattia di La Peyronie possono essere impiegate sia protesi peniene malleabili o idrauliche ottenendo eccellenti risultati con un tasso di soddisfazione che si aggira al 95% (per paziente e partner). Oltre a garantire la rigidità necessaria per portare a termine il rapporto sessuale penetrativo, l’impianto protesico penieno da solo permette la correzione della curvatura quasi in tutti i casi. Nei restanti casi possono essere impiegate ulteriori tecniche di raddrizzamento per correggere la curvatura.
L’incisione della placca ed innesto associate a posizionamento di protesi peniena viene eseguito in un piccolo numero di pazienti con voluminose placche calcifiche.
 
I pazienti candidati al posizionamento di protesi peniena necessitano di essere adeguatamente informati preoperatoriamente che l’obiettivo di tale chirurgia e quello di garantire un pene dritto e sufficientemente rigido a portare a termine un rapporto sessuale penetrative e che la procedura non mira a ripristinare la lunghezza peniena persa in seguito alla malattia di Peyronie ed alla prolungata assenza di erezioni.
Le tecniche di recupero della lunghezza peniena prevedono l’allungamento dei corpi cavernosi mediante l’applicazione di un innesto circonferenziale associato al posizionamento di una protesi peniena. Data la complessità di tali procedure queste dovrebbero essere offerte solo in pazienti che hanno sofferto di una significativa perdita di lunghezza del pene.


Credo di soffrire della malattia di La Peyronie.

Se pensi di soffrire della malattia di La Peyronie, sarebbe molto utile richiedere un consulto con il Dott. Garaffa. 

Il Dott. Garaffa e’ uno dei maggiori esperti mondiali per quanto concerne il trattamento della malattia di La Peyronie ed e’ stato pure coinvolto nella stesura delle linee guida sul trattamento di questa condizione.

A causa del dolore, dell’accorciamento penieno, della curvatura e del deficit erettile che frequentemente accompagna questa condizione, la Malattia di La Peyronie e’ causa di notevole stress sia per il paziente.

Ogni caso di malattia di La Peyronie e’ diverso in quanto il tipo di deformita’, il grado di accorciamento ed il peggioramento della qualita’ dell’erezioe varia significativamente da paziente a paziente.

Pertanto, alla fine di una meticolosa visita, il Dott. Garaffa sara’ in grado di discutere con te quale tipo di trattamento sara’ in grado di offrirti i migliori risultati funzionali ed estetici e tu poi sarai in grado di decidere a che intervento sottoporti.  

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